homepage organi commissioni albo contatti


FATTURAZIONE ELETTRONICA
Dati fattura ODCEC PAVIA
Iscritti
ALBO ODCEC PAVIA
Commercialisti del Lavoro
Modulistica
Tesserini
Autocertificazione
Regolamenti
ANTIRICICLAGGIO
Convenzioni
Comunicazioni varie
Equitalia
RC Professionale
Parere congruita'
Modulistica
INFORMATIVE CNDCEC
Relazioni
SIGILLI
Modulistica
Regolamento
Gruppi di Lavoro - Documenti
Gruppo Lavoro Coll Sind
Tirocinanti
Modulistica
Regolamenti
Temi Esami
Corso praticanti
Esami di Stato
Formazione
Regolamenti
Modulistica
E-Learning
FPC - Revisori Legali
Dispense
Protocolli d'intesa
Brochure altri Ordini DCEC
-
URP
Privacy
Note Legali
Elenco siti tematici
Pago PA
Privacy policy
Privacy policy
OCC PAVIA
REGOLAMENTO
PDG
ELENCO GESTORI
MODULISTICA
PROTOCOLLO D'INTESA

Amministrazione Trasparente


ACCEDI
convenzione metaping sconto 25%
rassegna stampa fiscale novità fiscali scadenze fiscali normativa documenti ufficiali eventi link utili
Lunedì, 21 Settembre , 2020
Detrazioni, prestiti e tagli in bolletta: tutti i conti del 110%
Dario Aquaro e Cristiano Dell’Oste - Il Sole 24 Ore - pag. 2
Con il decreto Rilancio lo Stato ha introdotto una sorta di voucher in moneta fiscale per gli interventi al 110%. I proprietari sono liberi di scegliere tra la detrazione in 5 anni dalle imposte, la cessione del credito fiscale a terzi, come ad esempio una banca, oppure optare per lo sconto in fattura con l’ok dell’impresa. Cremonesi Srl ha elaborato una simulazione sull’ecobonus che tiene conto anche del vantaggio non fiscale di lungo periodo, ossia del risparmio in bolletta energetica. Su un’abitazione monofamiliare, ad esempio, l’intervento di riqualificazione energetica che fa passare dalla classe energetica F alla B dimezza il costo annuo dell’utenza luce (da 1.521 a 697 euro). Il superbonus è una ricca agevolazione ma anche complessa. Per sfruttarla serve una pianificazione iniziale di tutto rispetto partendo da un’analisi di fattibilità. Seguono la progettazione degli interventi, la stima dei costi e il miglioramento di almeno due classi energetiche da provare con due Ape pre e post lavori. Sono fuori gli edifici con più unità di un solo proprietario come quelli con abusi edilizi non sanati.

Condominio in stand by tra assemblea e morosità
Saverio Fossati - Il Sole 24 Ore - pag. 2
Tutti parlano del 110% ma i cantieri ancora non si aprono. I problemi sono tanti, pratici e giuridici. Per i lavori in condominio serve il via libera dell’assemblea condominiale ma il terrore del Covid impedisce agli amministratori di indire l’assemblea in presenza. Quella online, invece, potrebbe essere impugnata da chi non è riuscito a connettersi. Al Senato giace un emendamento che prevede la maggioranza ‘semplificata’ che legittimerebbe la teleassemblea. Criticità presenta anche la cessione del credito dato che il condomino è libero di scegliere questa opzione come pure quella della detrazione o dello sconto in fattura. Decisioni diverse porterebbe per l’amministratore un aggravio non indifferente di lavoro. Inoltre, un condomino, magari un moroso professionale, potrebbe decidere di cedere a terzi il suo credito fiscale, incassare la liquidità e fare la sua comunicazione all’amministratore dell’avvenuta cessione e poi non pagare il condominio che si ritroverebbe a inseguire il suo credito con tutte le prospettive di insuccesso del caso. Mentre il cessionario sarebbe coperto.

Il Covid fa perdere ai Comuni fino al 75% di tasse e multe
Maurizio Caprino e Antonio Pellegrini - Il Sole 24 Ore - pag. 5
Causa Covid-19 nei primi otto mesi dell’anno sono venuti meno dalle casse comunali fino a tre quarti delle entrate, quelle da tributi locali e multe stradali. Così, per continuare a garantire i servizi, diventano fondamentali i trasferimenti di risorse dallo Stato. Il drastico calo delle entrate non è solo frutto della serrata che ha abbattuto il numero delle infrazioni stradali. Pesano anche i mancati pagamenti delle tasse. Sia quelli dovuti alle difficoltà dei contribuenti che alle sospensioni dei termini concessi da alcune amministrazioni. E non è un caso se fra i tre Comuni che accusano perdite di gettito superiori al 60% ci sono Bolzano e Trento che hanno fissato la sospensione più lunga: fino al 15 dicembre. Rinvii fino al 16 ottobre anche a Faenza (la terza in classifica). Cali dal 30% in su si registrano a L’Aquila, Bari, Ancona, Bologna, Trieste e Venezia. Roma si ferma ad un -25%.

Ripartono le notifiche del Fisco ma l’urgenza va sempre provata
Dario Deotto e Luigi Lovecchio - Il Sole 24 Ore - Norme e Trib. - pag. 17
Accertamenti. Se il Fisco notifica comunicazioni di irregolarità e avvisi di accertamento entro la fine del 2020, malgrado il divieto del decreto Rilancio, dovrebbe motivare le ragioni di indifferibilità ed urgenza che lo legittimano. In caso contrario, tuttavia, gli atti non sono annullabili se l’ufficio dimostra in concreto l’effettiva esistenza delle suddette ragioni. Sono le considerazioni che emergono dagli avvisi che in questi giorni stanno pervenendo ai contribuenti. La comunicazione di irregolarità priva di motivazioni è contestabile. Secondo i giudici di legittimità la nullità della comunicazione scatta se l’ufficio non riesce a dimostrare l’indifferibilità e l’urgenza del provvedimento impositivo. Tuttavia, mentre per le fattispecie penalmente rilevanti e per i soggetti in procedura concorsuale la motivazione è ravvisabile icto oculi, il pericolo per la riscossione non sempre è percepibile dal contribuente. La Cassazione ha confermato che la reiterata violazione di norme penali come pure il pericolo per la riscossione costituiscono motivi di urgenza.

Rivalutazione dei beni da estendere anche ai soggetti Ias
Massimo Foschi e Francesco Nobili - Il Sole 24 Ore - Norme e Trib. - pag. 17
La rivalutazione generale dei beni e delle partecipazioni è oramai una consuetudine. Anche il decreto Agosto la ripropone, seppur con delle novità, prevedendone l’inapplicabilità ai soggetti che redigono il bilancio sulla base dei principi contabili internazionali (Ias/Ifrs). Probabilmente sarebbe anche ora di ripensare questa impostazione e di modificarla al fine di non penalizzare tali soggetti rispetto a coloro che utilizzano i principi contabili nazionali. La possibilità di applicare la rivalutazione dei beni d’impresa ai soggetti Ias è stata oggetto di un vivace dibattito sin dall’introduzione dei principi contabili internazionali nell’ordinamento italiano. Si sosteneva, in sintesi, che l’impossibilità di applicare ai bilanci Ias norme speciali in materia di rivalutazione derivasse dal fatto che le regole contabili internazionali disciplinano già espressamente i casi e le modalità con cui procedere a una rivalutazione dei beni d’impresa. Si potrebbe consentire ai soggetti Ias di rivalutare beni e partecipazioni nei soli casi in cui le stesse regole contabili internazionali ammettono il pagamento dell’imposta sostitutiva del 3%.

Nuovo riallineamento con la chance del 3%
Paolo Meneghetti e Gian Paolo Ranocchi - Il Sole 24 Ore - Norme e Trib. - pag. 18
Come accaduto in occasione delle precedenti rivalutazioni anche quella attuale prevede l’applicazione del riallineamento, sia per i soggetti Oic adopter sia per soggetti Ias adopter in forza dei richiami contenuti nell’art. 110 del decreto Agosto. Il riallineamento tra i maggiori valori contabili presenti nel bilancio al 31 dicembre 2019 e i minori valori fiscali è una procedura molto diversa dalla rivalutazione: la prima presuppone che sia già presente un disallineamento, mentre con la rivalutazione il disallineamento è creato dalla stessa procedura. Per questo motivo non si genera alcun maggiore valore nel patrimonio netto, anche se sarà necessario prestare attenzione alle riserve che dovranno essere allocate. Il nuovo riallineamento non può essere parziale ma può essere eseguito anche su singoli beni. Un’importante differenza tra riallineamento e rivalutazione consiste nel fatto che mentre nella rivalutazione l’incremento dei valori dei beni provoca un collegato incremento del netto patrimoniale, nel riallineamento nulla di ciò accade.

Senza il sì al bilancio società a rischio chiusura
Pierpaolo Ceroli e Agnese Menghi - Il Sole 24 Ore - Norme e Trib. - pag. 20
Dopo la proroga concessa dal decreto ‘Cura Italia’ per gli esercizi coincidenti con l’anno solare sono spirati i termini per l’approvazione dei bilanci. I soci che non hanno provveduto rischiano lo scioglimento della società. L’impossibilità di funzionamento o la continuata inattività sono infatti le cause di scioglimento indicate dall’art. 2484 c.c..Per dichiarare lo scioglimento della società non basta, tuttavia, la mancata approvazione di un bilancio d’esercizio, ma è necessario che l’inattività o l’incapacità di funzionamento dell’assemblea siano diventate irreversibili, cioè situazioni patologiche dal carattere non temporaneo e non superabili ed essere tali da non consentire nemmeno l’approvazione delle delibere fondamentali per la prosecuzione dell’attività sociale, come l’approvazione del bilancio.

Rischio impennata per la Tari con lo stop alle assimilazioni
Pasquale Mirto - Il Sole 24 Ore - Norme e Trib. - pag. 21
Il decreto sull’economia circolare (Dlgs 116/2020) stravolge completamente la tariffa rifiuti, eliminando la possibilità per i Comuni di disporre l’assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani. Questo comporterà la detassazione di tutte le attività produttive, e siccome è facile immaginare che i costi complessivi del servizio non varieranno di molto, si prospetta nel 2021 per tutte le altre categorie, un incremento della tariffa rifiuti a due cifre, e in alcune realtà anche il raddoppio. Peraltro, nel 2021 le tariffe dovranno già aumentare, per tenere conto del conguaglio determinato quest’anno per chi entro il prossimo 30 settembre deciderà di confermare le tariffe 2019. Lo stravolgimento della tassa rifiuti 2021 passa dalla modifica dell’art. 198 del Dlgs 152/2006, il quale definisce le competenze dei Comuni in materia di rifiuti. Il Dlgs 116/2020 sopprime il riferimento ai rifiuti assimilati. Le mancate entrate saranno caricate sulle utenze domestiche.

Merci trasferite in un deposito Ue: manca una linea sicura sull’Iva
M.Balzanelli, M.Sirri e R. Zavatta - Il Sole 24 Ore - Norme e Trib. - pag. 23
Le politiche di distribuzione per le vendite all’estero devono fare i conti con le regole fiscali e doganali. Se si trasferiscono beni in un deposito di un altro Paese membro per meglio soddisfare le esigenze dei clienti di quel Paese o di altri Stati Ue o anche extracomunitari, occorre prestare attenzione agli accordi fra le parti e al concreto svolgimento delle operazioni. Il trasferimento del deposito in un Paese Ue, cui non è ancora associata una vendita già perfezionata realizza un’operazione intracomunitaria che è solo assimilata a una cessione. La ‘vera’ cessione interviene quando i beni sono nell’altro Stato e sarà qui territorialmente rilevante come cessione intraUe, se i beni sono destinati a un diverso Stato Ue, o all’esportazione, se destinati fuori Ue. Il luogo della cessione, infatti, è quello in cui il bene si trova al momento della vendita o dell’inizio del trasporto/spedizione, luogo che nella risposta n. 273 è lo Stato in cui è ubicato il deposito e non l’Italia rispetto alla quale la vendita è extraterritoriale.

Bocciata la rettifica dell’avviamento basata su listini non indicati nell’atto
Alessandro Borgoglio - Il Sole 24 Ore - Norme e Trib. - pag. 24
La Ctr del Lazio, con la sentenza 1337/5/2020, ha stabilito che è illegittimo l’avviso di liquidazione della maggiore imposta di registro dovuta per la rettifica dell’avviamento di un bar qualora l’ufficio abbia rideterminato il valore basandosi sui listini Fimaa, non allegati all’accertamento e neppure consultabili per mancanza di riferimenti puntuali. La motivazione dell’atto deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che lo hanno determinato e – se la motivazione fa riferimento a un altro atto non conosciuto né ricevuto dal contribuente – questo deve essere allegato all’atto che lo richiama. Nel caso esaminato le Entrate non avevano allegato all’avviso di rettifica i listini pubblicati dalla Fimaa. Nell’avviso di liquidazione il Fisco si era limitato alla semplice menzione dei listini senza indicare la fonte formale da cui poter trarre la conoscenza degli elaborati utilizzati dall’ufficio. Da qui la bocciatura dell’accertamento.

Costi deducibili se c’è legame ‘qualitativo’ con l’oggetto sociale
Giorgio Emanuele Degani e Damiano Peruzza - Il Sole 24 Ore - Norme e Trib. - pag. 24
Con la sentenza 84/1/2020 dello scorso 25 giugno la Ctp di Forlì ha affermato che le spese e gli altri componenti negativi del reddito d’impresa sono deducibili se correlati all’attività o a beni da cui possono derivare, anche potenzialmente, ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito. La loro inerenza va apprezzata dal punto di vista ‘qualitativo’. Il caso riguardava una pretesa erariale avanzata nei confronti di una società cancellata dal registro delle imprese e relativa all’indebita detrazione di costi per prestazioni professionali non inerenti. L’ufficio contestava alla società cancellata l’indebita detrazione dell’Iva; in particolare, la pretesa riguardava fatture per operazioni professionali emesse dai soci e presuntivamente non inerenti all’oggetto sociale dell’impresa. Devono considerarsi inerenti al reddito d’impresa tutte le spese che afferiscono all’attività svolta, a prescindere dal risultato dell’operazione per cui il costo è stato sostenuto: ciò che conta è che la spesa sia coerente con l’attività d’impresa nella quale si colloca.

Sì al pignoramento notificato con Pec fuori elenco
Beatrice Santoro - Il Sole 24 Ore - Norme e Trib. - pag. 24
Non è viziata in modo insanabile la notifica della cartella di pagamento e del conseguente atto di pignoramento se proveniente da un indirizzo Pec non presente nell’elenco ufficiale Ipa. È quanto si legge nella sentenza 447/2/2020 della Ctp di Foggia, depositata lo scorso 27 luglio. Tutto nasce dalla notifica, da parte dell’Ader, di tre cartelle di pagamento a mezzo di un ordinario indirizzo Pec, non rientrante fra quelli inseriti nel registro Ipa. Il contribuente non versava il dovuto né proponeva ricorso. Scaduti i termini ordinari l’agente della riscossione avviava il procedimento di riscossione e notificava, a mezzo Pec, l’atto di pignoramento presso terzi e ne dava attuazione. Il contribuente si opponeva all’esecuzione e impugnava il provvedimento eccependo il vizio di notifica. I giudici pugliesi hanno precisato che l’ufficio può utilizzare un’email non presente nell’Indice delle Pa (Ipa). Va bene anche un indirizzo Pec differente da quello riportato nel registro in questione.

110% & co., cumulo fruttuoso
Andrea Bongi - Italia Oggi - pag. 7
Per ottenere il massimo dei benefici fiscali vanno cumulati gli interventi agevolabili. È infatti possibile usufruire in maniera combinata di più agevolazioni sommando i singoli benefici dei distinti interventi realizzati. Per capitalizzare al massimo i vantaggi fiscali ricavabili dal mix di agevolazioni è però necessario procedere con cautela, facendo le opportune distinzioni fra le ipotesi di cumulo e di sovrapposizione di interventi agevolabili. Le prime consentono di usufruire di ciascuna agevolazione a patto che le spese per ciascun intervento siano contabilizzate distintamente. Le secondo consentono al contribuente di avvalersi soltanto di una delle possibili agevolazioni. L’Agenzia delle Entrate ha dedicato agli interventi agevolati al 110% la circolare n. 24/E/2020.

Confisca allargata sui beni non proporzionati al reddito
Stefano Loconte e Giulia Maria Mentasti - Italia Oggi - pag. 8
La Guardia di Finanza, con la circolare dello scorso 1°settembre, ha fornito chiarimenti sulle recenti modifiche in materia penal-tributaria. La legge 157/2019 di conversione del decreto fiscale ha inserito il nuovo articolo 12-ter che disciplina la confisca allargata o per sproporzione nel corpo del decreto legislativo n. 74/2000 in materia di reati su imposte sui redditi e sul valore aggiunto. Con la confisca allargata è possibile sottrarre agli evasori tutti quei beni di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui risulta essere titolare o averne la disponibilità a qualsiasi titolo. Beni che sono in valore sproporzionato rispetto al proprio reddito o alla propria attività economica. A rischiare di più, naturalmente, sono le società a ristretta base azionaria rispetto alle imprese di maggiori dimensioni. Quando la sproporzione risulti accertata, grava sulla controparte l’onere di fornire una giustificazione, plausibile e documentata, della provenienza legittima dei singoli cespiti. La sproporzione dei beni oggetto di confisca non può essere giustificata adducendo che gli stessi sono provento o reimpiego di evasione fiscale.

Dichiarazioni, banco di prova
Stefano Loconte e Giulia Maria Mentasti - Italia Oggi - pag. 9
Con le prossime scadenze tributarie, previste per il 30 novembre 2020, chi froda il fisco sarà destinatario di una doppia confisca. Questo in quanto il dettato normativo ha esteso la confisca c.d. allargata o per sproporzione anche ai reati tributari che, pur entrato in vigore lo scorso dicembre, troverà applicazione di fatto per la prima volta con la presentazione del modello redditi 2020. La confisca per sproporzione si differenzia dalla confisca ‘tradizionale’ perché mentre quest’ultima impone sempre di dimostrare l’esistenza di un vincolo di pertinenzialità, in termini di strumentalità o di derivazione, tra i beni da confiscare e il singolo reato per cui è pronunciata condanna, la confisca allargata dà rilevanza esclusivamente alla relazione tra la cosa e il condannato, potendo anche operare: su beni che siano entrati nella proprietà del reo in modo legittimo e anche prima della commissione del reato; qualora, al momento della sentenza, la provenienza risulti ingiustificata e il valore sproporzionato per eccesso rispetto al reddito dichiarato ai fini delle imposte o all’attività economica esercitata.

Welfare aziendale, bocciati i costi al test dell’inerenza Iva
Franco Ricca - Italia Oggi - pag. 10
Welfare aziendale. L’Agenzia delle Entrate, con la risposta n. 338/2020, ha chiarito che non è possibile detrarre l’Iva sui servizi erogati gratis ai dipendenti. Dunque, il datore di lavoro non può detrarre l’imposta sulle prestazioni di servizi acquistate per erogarle gratuitamente ai dipendenti, trattandosi di costi che non presentano, agli effetti dell’Iva, il necessario nesso con l’attività economica. La società istante riteneva, invece, che tali spese rientrassero tra i costi generali dell’impresa in quanto concernenti l’acquisizione di ‘prestazioni accessorie rispetto alle esigenze dell’impresa’ e che, conseguentemente, la relativa Iva fosse detraibile, indipendentemente dalla irrilevanza delle operazioni. Secondo l’interpellante l’irrilevanza impositiva delle prestazioni gratuite ai dipendenti non implica l’indetraibilità dell’Iva. Ad avviso dell’Agenzia, invece, i servizi di welfare acquistati dal datore di lavoro, utilizzati per l’erogazione gratuita di benefit ai dipendenti, non possono inquadrarsi tra le spese generali in quanto non caratterizzate da un nesso diretto e immediato con le attività economiche esercitate.

Limiti alle eccezioni in appello
Sergio Trovato - Italia Oggi - pag. 12
La Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 16997 dello scorso 13 agosto, ammette la mera difesa nel giudizio di secondo grado che, tuttavia, non introduce nuovi temi d’indagine. L’appellante può infatti eccepire l’inammissibilità dell’atto introduttivo del giudizio di primo grado proposto dal contribuente, notificato oltre il termine di decadenza. Non si tratta, infatti, di una nuova eccezione, ma di una mera difesa che non introduce alcun nuovo tema d’indagine rispetto al giudizio di primo grado. La tardività del ricorso è eccepibile in secondo grado perché l’appellante si limita a porre in evidenza la ‘mera indicazione di un fatto già acquisito al giudizio’. La mera difesa è quindi pienamente ammissibile anche in appello in quanto mera contestazione delle censure mosse al ricorso del contribuente, senza introduzione di nuovi elementi d’indagine.

| copyright Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Pavia | codice fiscale: 96055880189 | site by metaping | admin |